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La lepre
La lepre

Filippo de Pisis

La lepre, 1933

Olio su tela, cm 60 x 92
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”
Donazione Franca Fenga Malabotta, inv. 2763

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Dal 1925 in avanti De Pisis dedica molti dipinti al tema della natura morta con coniglio, tra questi La lepre entrata nelle collezioni ferraresi grazie alla donazione Malabotta è probabilmente il capolavoro da lungo tempo inseguito e mai raggiunto prima. Come molte altre opere dell’artista, la composizione tratta il tema, d’ispirazione letteraria, della caducità della vita. In questo caso, De Pisis dimostra una profonda padronanza dei propri strumenti che ne assecondano l’afflato lirico. I tocchi grassi di pigmento rendono mirabilmente la consistenza soffice del pelo e la sua lucentezza; l’animale morto, ma ancora bello e vivo nell’aspetto, risalta, in forza della matericità della pittura, nell’ambientazione quasi fantasmatica della stanza restituita, per contro, con colori molto diluiti dalle tonalità sommesse. Le opere dedicate a questo soggetto, in cui nella maggior parte dei casi l’animale è appeso per le zampe a testa in giù – come ad esempio in un’altra opera del 1932 conservata presso le gallerie ferraresi – rimanda alle molte variazioni sul tema dipinte da Chardin, maestro che De Pisis conosceva e amava. Alla luce di ciò, non si resiste alla tentazione di interpretare gli occhialini neri appoggiati di fianco alla lepre come un omaggio a quel grande maestro dei “generi minori” che, vecchio e quasi cieco, presentò al Salon del 1771 tre autoritratti a pastello in cui era raffigurato con il pince-nez al naso. Il dipinto è firmato e datato, tuttavia la scarsa leggibilità della data ha provocato interpretazioni contrastanti. Nel documento relativo alla vendita e nei cataloghi delle mostre a cui ha partecipato fino al 1988, La lepre è datata 1933, come risulta nella lista delle esposizioni della scheda dell’opera redatta da De Angelis nel catalogo De Pisis. Gli anni di Parigi 1925-1939. In quella stessa scheda l’autrice data per la prima volta il dipinto al 1932, riprendendo poi l’indicazione nel catalogo generale delle opere dell’artista. Una lettura con l’ausilio di una lampada di Wood rafforza l’ipotesi che il dipinto sia stato datato da De Pisis al 1933.

L'opera di Filippo de Pisis raccontata da Maria Luisa Pacelli a Museo Nazionale su Radio3

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