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Natura morta col martin pescatore
Natura morta col martin pescatore

Filippo de Pisis

Natura morta col martin pescatore, 1925

Olio su cartone, cm 46 x 71,5
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”, inv. 640

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Natura morta col martin pescatore è firmato e datato “Ferrara 7-XII-1925” e venne dipinto quando De Pisis, che aveva vissuto a Parigi dall’aprile al luglio di quello stesso anno, si trovava in Italia per preparare il suo trasferimento definitivo nella capitale francese. Si tratta di un’opera che, assieme ad altre del 1925, segna i primi passi del pittore verso l’acquisizione di una lingua propria e, pur mancando della febbrile leggerezza e della libertà compositiva di certe nature morte che avrebbe creato di lì a poco, rappresenta un progresso rispetto al «bel dipingere» e alla pittura «un po’ secca» – così l’aveva definita lo stesso artista – dei precedenti anni romani. Le tonalità cromatiche sono intense, la materia pittorica è piena e l’insieme, sebbene un po’ statico, risulta convincente. Come ha scritto Claudia Gian Ferrari, la natura morta rappresenta il genere letterario-poetico per eccellenza nell’opera di De Pisis e, anche in questo caso, attraverso la messa in scena meditata degli oggetti, viene orchestrata una vera e propria narrazione carica di suggestioni, che fa pensare ad un saluto e ad un congedo dalla propria città natale e dagli anni dell’adolescenza. Il tema pascoliano del sentimento della morte, reso struggente dalla vivacità del piumaggio dell’uccello, è stemperato dagli altri oggetti disposti con cura: un ventaglio, un bicchiere, un’arancia, un pacchetto di sigarette. Tra questi, figura anche una piccola marina notturna che emana la propria atmosfera romantica sul resto della composizione. Il motivo del quadro nel quadro è ricorrente nella sua produzione, in particolare nei dipinti del biennio 1925-26. A volte si tratta di un omaggio di De Pisis a un maestro da lui amato, come ad esempio nella Natura morta con il «Capriccio di Goya» o ne I pesci sacri, che mostra un dettaglio di un’opera di De Chirico del 1916, all’epoca della loro amicizia ferrarese. In altri casi sono composizioni anonime, tele vuote o firmate dall’artista stesso, come nella Natura morta col martin pescatore. Qui egli ha voluto forse inserire una prova giovanile, un cimento degli anni ormai distanti in cui la pittura era ancora soltanto il commento figurativo alla preponderante attività letteraria.

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