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Autoritratto
Autoritratto

Roberto Melli

Autoritratto, 1933

Olio su tela, cm 62 x 50
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”, inv. 578

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Tra il 1933 e il 1957, Roberto Melli realizza diversi autoritratti ad olio. In questo dipinto, il primo della serie, il pittore si ritrae di profilo rivolto verso l’osservatore, con un’espressione altera che manifesta tutto l’orgoglio e la consapevolezza del suo ruolo d’artista. Da un punto di vista formale, l’opera è costruita su un gioco di solide geometrie scandite mediante piani di luce ed aree di colore che, basate su una tavolozza dai toni caldi e delicati, fanno emergere quasi “scultoreamente” volumetrie contrapposte, aggettanti nel volto e nella spalla, cave e lineari nella scatola prospettica che descrive la stanza. Assieme alla Composizione di oggetti del 1934 – acquistata dal Comune di Ferrara nel 1935, in occasione della seconda Quadriennale romana – la tela rappresenta uno degli esempi più alti della maturità di Melli pittore. Sono gli anni, quelli tra il 1933 e il 1936 – precedenti alla promulgazione delle leggi razziali che lo colpiranno duramente – in cui la produzione di artista coincide con quella di critico d’arte e, in particolare, con la stesura del manifesto Del Primordialismo Plastico (1933). In esso Melli pone come principi e finalità della sua ricerca la conquista plastica di valori spaziali attraverso il colore, che sembra rispecchiare la limpida concezione di questo dipinto: «Vogliamo […] superare il colore come espressione naturale; ricavare da esso un ordine, nella sua infinita varietà, identico alla sostanza della spiritualità moderna. Ma il colore non è l’arte della pittura e la materia va distrutta nella cosa creata. Tuttavia l’arte della pittura è rapporto di colore che suscita l’architettura del dipinto, la distribuzione dei suoi spazi, l’essenzialità tipica delle sue forme. Come l’universo è determinato dallo spazio e dalla luce: dal volume come accidente dello spazio, e dal colore come accidente della luce, così l’arte della pittura deve essere spazio, luce, volume, colore ai fini della creazione». Il dipinto, il primo dell’artista ad entrare nelle collezioni civiche ferraresi, fu acquistato dal Comune nel 1934. Nel 1954, venne esposto nella “sala personale” dell’artista alla XXVII Biennale di Venezia su richiesta dello stesso Melli, che lo considerava come una delle sue opere più rappresentative.

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