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La Giustizia
La Giustizia

Mario Sironi

La Giustizia, 1935-36

Tecnica mista su carta intelata, cm 155 x 246
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”, inv. 1003

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Donato al museo da Mimì Costa, erede dell’artista, il grande dipinto è considerato uno studio preparatorio per il mosaico La Giustizia fiancheggiata dalla Legge, che reca le tavole scritte, e da una figura giovanile, simbolo della forza, recante il Fascio con la Verità realizzato da Sironi tra il 1936 e il 1938 per il Palazzo di Giustizia di Milano. Il complesso architettonico, progettato da Marcello Piacentini, è un esempio compiuto dello stile celebrativo fascista “classico” e “moderno” e «di una fusione organica di opere d’arte», nel quale il mosaico di Sironi è uno degli elementi più rilevanti. Con le sue figure monumentali e solenni, che scandiscono la parete come un colonnato, esso testimonia una perfetta integrazione con l’ambiente che lo ospita, mentre la scelta della tecnica musiva è indicativa dell’utopia di ispirarsi al modello di collaborazione tra architetti, artisti e artigiani, dei cantieri delle cattedrali romaniche. Il fine è quello di rilanciare il ruolo civile dell’arte e dell’artista militante nella diffusione dei valori della nuova società. Sebbene da un opposto versante ideologico, la poetica matura di Sironi ha dei punti di contatto con il muralismo europeo e messicano, nel solco della riflessione sull’arte pubblica promossa sin dalla fine del secondo decennio dal Bauhaus come motore di miglioramento sociale. Lo studio ferrarese rappresenta un’idea embrionale della decorazione, collocabile probabilmente al 1936-37, nel quale risulta già abbastanza definita l’allegoria della Giustizia. Fissata in un atteggiamento ieratico e inespressivo che si addice ad un simbolo, è vestita di una tunica classica di colore bianco, espressione di purezza e spiritualità, ed è fiancheggiata dalla bilancia, simbolo di imparzialità di giudizio. Nel mosaico ritorna anche il tema del tronco, che qui è declinato sia negli alberi di un bosco frondoso, sia in un arbusto secco messo in relazione alla raffigurazione di un dannato. Come spesso accade nell’opera di Sironi, le figure e gli elementi naturali hanno un valore equivalente, poiché concorrono a costruire l’impalcatura compositiva dell’opera, secondo l’autorevole esempio delle Grandi bagnanti di Cézanne. Vasta è poi la genealogia visiva di queste possenti figurazioni: nella plasticità della Giustizia, ad esempio, è stata notata una parentela con la scultura michelangiolesca, mentre il panneggio ha dei riscontri nella Strage degli innocenti dipinta da Giotto a Padova. Nel contempo, la gamma cromatica terrosa, gli effetti di corrosione, la tensione espressionista dei segni e la drastica semplificazione formale conferiscono alla rappresentazione un accento arcaico, quasi primordiale, che la sottrae dalla contingenza del presente per elevarla alla dimensione sovratemporale della storia.

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