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Il foro romano
Il foro romano

Achille Funi

Il foro romano, 1930

Olio su tela, cm 62 x 70
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”, inv. 678

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Negli anni a partire dal 1927 Funi è spesso a Roma, dove visita musei e monumenti, e viaggia anche a Napoli e Pompei, riscoprendo la pittura pompeiana e la scultura classica. Sono fondamentali tappe di una riflessione sulla cultura figurativa del mondo antico, su cui l’artista, appassionato dei classici, edificherà la sua rappresentazione fantastica e concreta del mito nelle imprese monumentali compiute a partire dal 1930. La città eterna gli offre anche un vasto serbatoio di suggestioni visive, con il suo mosaico di frammenti del passato che si mescolano al presente, da cui trae ispirazione per una serie vedute. In questa fase la pittura di paesaggio rappresenta per lui un nuovo campo di sperimentazione, nel quale si confronta con la pittura en plein air e con Carrà e Derain – artista molto influente in Italia – sviluppando una inedita animazione pittorica entro la griglia di una solida impalcatura compositiva. Nel Foro romano, in particolare, i volumi squadrati delle architetture e la successione ritmata delle colonne evocano le maestose testimonianze di un passato, cui Funi sovrappone il filtro di una visione nostalgica eppure attuale, che prende corpo attraverso una stesura pittorica abbreviata fatta di segni nervosi, tocchi materici e pennellate sfrangiate. La novità di questo indirizzo viene notata da Margherita Sarfatti: «I suoi paesaggi, Trieste, Abbazia, Il Colosseo, Foro Romano, appaiono quasi trasfigurazioni classiche di una commossa fantasia romantica ricca di colore, energica di linea, sapida e vigorosa». Il commento è redatto in occasione della prima Quadriennale romana del 1931, dove l’artista è presente con nove dipinti, tra cui Foro romano e Paesaggio (Ica d’Abbazia). La kermesse nazionale suggellava il sistema corporativo di mostre sindacali finalizzato a promuovere la produzione artistica riconducendola in un alveo di regime, anche caldeggiando l’acquisto da parte dei Comuni delle opere esposte. Il Comune di Ferrara orienta la scelta su Funi, tralasciando peraltro De Pisis che figura tra gli artisti premiati in quella Quadriennale: «Visto che fra le opere esposte da artisti ferraresi eccellono in modo particolare quelle del pittore Achille Funi […] è opportuno fermare l’attenzione di questo Comune per dotarne la Pinacoteca Civica, che ne è attualmente priva.» Viene così deliberato l’acquisto del Foro romano e viene accolta l’offerta del Grande ufficiale Tommaso De Marinis, che propone di acquistare il Paesaggio «per farne dono generoso alla Civica Pinacoteca di Ferrara, talché questa potrà arricchirsi di una seconda opera del valente pittore concittadino». Il provvedimento segna l’ingresso delle prime opere di Funi nella Pinacoteca ferrarese.

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