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I funerali di Britannico
I funerali di Britannico

Giovanni Muzzioli

I funerali di Britannico, 1888

Olio su tela, cm 146 x 330
Museo dell’Ottocento, inv. 32

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Accolta trionfalmente all’Esposizione nazionale di belle arti di Bologna del 1888, I funerali di Britannico è immediatamente acquistata dal collezionista ferrarese Lionelli Cavalieri, che nel 1927 donerà l’opera alla Pinacoteca civica della sua città. Artista affermato, Giovanni Muzzioli da oltre un decennio si era accostato a quel genere di pittura alla moda, che comprende i temi orientali e neopompeiani ma anche i soggetti moderni, apprezzatissima sul mercato internazionale. Negli anni della crisi della pittura di storia, Pompei si era rivelata, infatti, un’affascinante fondale in cui ambientare scene di genere ed episodi storici rivisitati con toni melodrammatici prossimi al gusto della borghesia, che aveva trovato una straordinaria forma di evasione nel romanzo, nel teatro e nell’opera. Nel caso di questo dipinto la scena dei funerali di Britannico, già descritti dagli storici romani Svetonio e Tacito, è incentrata sulla figura di Ottavia. La donna riversa su un tavolo con protomi leonine, realizzato su modello di quello rinvenuto nella casa di Cornelio Rufo, piange disperatamente la prematura scomparsa del fratello brutalmente avvelenato da suo marito Nerone, che vedeva nel giovane poco più che adolescente una minaccia al suo potere. Impenetrabile e misteriosa assiste in penombra alla scena Agrippina, madre dell’imperatore. I rovi e i cespugli sulla sinistra, sconvolti dal vento di un’incipiente tempesta, sembrano rispecchiare il tormento interiore di Ottavia e forse anche di Agrippina. Il tono drammaticamente teatrale della scena è rafforzato dall’impostazione della composizione incentrata sulla fuga prospettica, che inquadra il corteo funebre che dà il titolo all’opera. Come segnalato da Eugenia Querci, particolarmente colpita dall’accuratezza della ricostruzione archeologica e dalla tecnica pittorica fu Matilde Serao, che in un articolo comparso sul «Corriere di Napoli» e ripubblicato sul giornale modenese «Il Panaro» individuava come fonte d’ispirazione dell’opera la commedia Messalina (1876) di Pietro Cossa.

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