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Allegoria della notte
Allegoria della notte

Angelo Conti

Allegoria della notte, 1861

Marmo, cm 50 x 33 x 21
Museo dell’Ottocento, inv. 193

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Angelo Conti fa parte della schiera di scultori di formazione neoclassica che fino a ben oltre la metà dell’Ottocento lavorano con successo per il mercato internazionale, realizzando sia opere di piccolo e medio formato destinate all’esportazione che più impegnative sculture monumentali e funerarie. L’Allegoria della notte è proprio una di quelle opere di grande qualità realizzate senza una precisa committenza e destinate al mercato. Il suo impianto compositivo, come anche la levigata bellezza del volto priva di ogni accenno naturalistico, denunciano l’ascendenza esercitata sull’artista da Bertel Thorvaldsen di cui era solito dichiararsi allievo, nonostante una lettera di Giuseppe Ferrari a Pietro Tenerani ascriva la sua formazione piuttosto a Francesco Massimiliano Labourer e Adamo Tadolini. Il busto sostenuto da un pipistrello con le ali spiegate è, infatti, esemplato su quello di Napoleone sostenuto dall’aquila (Copenaghen, Thorvaldsen Museum), scolpito dall’artista danese intorno al 1830. Dettata dall’ammirazione per Thorvaldsen è anche l’individuazione del soggetto che richiama quello degli ammiratissimi e replicatissimi tondi Il giorno e La notte. La vena intimistica del tondo La notte, che aveva ottenuto l’apprezzamento dei conoscitori, caratterizza anche l’opera di Conti. Curiosa appare, tuttavia, la scelta come simbolo della notte dell’inquietante pipistrello in luogo della più diffusa civetta, che rimanda immediatamente a tenebrose ambientazioni romantiche. L’artista era certamente consapevole della qualità della sua scultura, che nel leggerissimo velo scolpito in marmo raggiunge il virtuosismo. Chiamato nel 1869 a vendere un’opera al Comune di Ferrara in cambio della sua collezione di fossili pleistocenici di Monte Mario oggi in parte ancora conservata nel Museo di storia naturale, la sua preferenza in accordo con la preposta Commissione municipale di belle arti cade, infatti, sull’Allegoria della notte, evidentemente ritenuta degna delle sale di un pubblico museo.

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