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Venezia, Sagrato della Basilica di San Marco
Venezia, Sagrato della Basilica di San Marco

Giuseppe Mentessi

Venezia, Sagrato della Basilica di San Marco, c. 1887-90

Olio su tela, cm 138 x 197,5
Museo dell’Ottocento, inv. 33

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Terminati gli studi a Brera, nel corso degli anni Ottanta il giovane Mentessi soggiornò spesso a Venezia, dove, a contatto con la particolare atmosfera della laguna, dipinse panorami vibranti di una luce tersa e azzurrina. Accanto a questa propensione per l’indagine sulla realtà colta dal vero, condotta secondo la tradizione, recentemente rinnovata, del naturalismo lombardo, l’artista ferrarese coltivava però una vena fantastica, che gli derivava dalla frequentazione degli ambienti della scapigliatura milanese. È proprio in questa chiave che egli riesce a dipingere immagini non banali della città divenuta meta obbligata di artisti e luogo deputato del decadentismo, evitando gli ormai abusati clichè romantici, il pittoresco e la voga neorococò alla Favretto per avvicinarsi invece ad una certa Venezia crepuscolare di Fragiacomo (senza al momento assumerne i temi sociali) o alla Venezia notturna di Mario de Maria (senza però raggiungerne gli esiti onirici). Nel dipinto qui esposto Mentessi infonde un senso inatteso di mistero a una veduta essenzialmente realistica della piazza più nota della città, accentuando il barbaglio luminoso dell’oro sulle guglie e sulla cupola della basilica e addensando per contrasto le ombre sotto i portici. Come in una fotografia dal lungo tempo di posa, le figure umane di passaggio svaniscono nella luce crepuscolare contro alla solida quinta prospettica degli edifici della piazza, colti secondo uno scenografico scorcio angolare, sapientemente costruito. Il dipinto, che ha dimensioni inusuali all’interno della produzione paesaggistica di Mentessi ed è stato elaborato in studio sulla base di un bozzetto eseguito sul posto (anch’esso conservato presso il Museo dell’Ottocento), è forse la prima opera in cui appare pienamente risolta quella «personale commistione tra fedeltà al dato reale e libertà fantastica, che costituirà uno dei tratti più caratteristici della poetica dell’artista» nel corso di tutta la sua carriera.

Il dipinto fu acquistato nel 1960 dal Comune di Ferrara dall’Asilo Mariuccia di Milano, un istituto assistenziale fondato da Ersilia Bronzini, moglie di Luigi Majno, deputato socialista mecenate di Mentessi.

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