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Torquato Tasso in Sant'Anna
Torquato Tasso in Sant'Anna

Gaetano Turchi

Torquato Tasso in Sant’Anna, 1838

Olio su tela, cm 180 x 130
Museo dell'Ottocento, inv. 79

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Tra la fine degli anni Venti e l’inizio del decennio seguente, il mito del Tasso, poeta dall’esistenza tragica, conosce un’ampia diffusione in Europa e in Italia. Simbolo della moderna sensibilità romantica, paradigma del genio incompreso, la figura del letterato sorrentino aveva ispirato ad artisti come Delacroix la creazione di capolavori incentrati sul dramma psicologico della prigionia e dell’alienazione.

L’iconografia tassesca imperante in Italia, basata sulla “commedia istorica” omonima di Giovanni Rosini del 1831, si era invece attestata sul gusto romanzesco che collocava il poeta al cospetto della corte. Sebbene ancora caratterizzata da un fare diligentemente accademico – si tratta del primo dipinto “d’invenzione” realizzato da studente all’Accademia di Firenze – l’opera di Turchi si distingue dal coevo panorama figurativo italiano per l’originale scelta di concentrare «nel fatto e nel personaggio il luttuoso episodio del Grande Poeta». Il Tasso è ritratto solo e meditabondo, nella sua cella dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara dove fu rinchiuso per volere di Alfonso II d’Este, nell’atteggiamento proprio dei temperamenti melanconici. La tensione della scena è completamente risolta nella resa psicologica del personaggio, in sintonia con le più moderne tendenze della pittura romantica.

Inviato a Ferrara, il dipinto viene accolto con favore ed esposto nel Palazzo del Municipio. Il 19 dicembre 1838 la Commissione Consigliare d’Ornato esprime parere favorevole perché l’opera entri nelle collezioni della Pinacoteca civica permettendone però l’acquisto con fondi diversi da quelli destinati all’acquisizione di opere antiche. Il Tasso in Sant’Anna resterà esposto per oltre un secolo al piano nobile di Palazzo dei Diamanti fino a quando, nel 1943, il conflitto imporrà lo svuotamento del museo. Con la riapertura nel 1957 della “Sala dei pittori ferraresi del secolo XIX” della Civica Raccolta d’Arte Moderna, questa volta al piano terra del palazzo, la grande tela tornerà, assieme ad una rosa ristretta di dipinti, a rappresentare la pittura romantica ferrarese.

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