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Donna in nero che guarda il “Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa”
Donna in nero che guarda il “Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa”

Giovanni Boldini

Donna in nero che guarda il “Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa”, c. 1888

Olio su tavola, cm 80,5 x 64,5
Museo Giovanni Boldini, inv. 1367

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Ambientato nell’atelier di Boulevard Berthier, il quadro raffigura lo studio del pittore con una donna intenta ad ammirare uno dei suoi dipinti più celebri, il Ritratto di Emiliana Concha de Ossa, noto anche come Pastello Bianco (Milano, Pinacoteca di Brera). Sullo sfondo, lasciato in alcune parti non finito, l’artista ritrae il suo pianoforte e due quadri di difficile identificazione, un ritratto maschile e un altro, sulla destra, appena accennato da poche pennellate. Alcuni schizzi di un nudo femminile sulla sinistra, lasciano intuire la natura sperimentale e privata dell’opera.

Il ritratto della giovane cilena è il punto focale della composizione e, al contempo, la quinta scenica sulla quale si staglia, per contrasto, la silhouette nera della stessa modella in visita all’atelier che richiama la Mary Cassat al Louvre di Edgar Degas. L’opera appartiene infatti al periodo di più intensa frequentazione tra Boldini e il francese, che si erano conosciuti attorno al 1880 e si erano recati insieme in Spagna nel 1889 per un viaggio di studio.

Oltre ad essere un’interessante veduta dell’atelier, questo dipinto è un’intelligente interpretazione del tema del doppio in voga alla fine del secolo. A differenza di altri, Boldini sostituisce l’uso dell’immagine nello specchio facendo “riflettere” la modella nella sua stessa effigie. L’uso di linee di fuga inclinate e divergenti denota l’influenza di Degas, mentre l’inserimento nella composizione di più schermi visivi – in questo caso i quadri – che creano complessi giochi di immagine nell’immagine, dichiara il debito verso la pittura di Velázquez e la sua opera più celebre, Las meninas, che nella seconda metà del secolo aveva conosciuto in Francia un’ampia fortuna e ispirato ad artisti vicini a Boldini e da lui ammirati, tra cui Manet e il già citato Degas, vedute di interni incentrate sul tema del “quadro nel quadro”. «Il museo di Madrid è uno dei più belli d’Europa, è straordinario, vi sono dei Velazquez da sbalordire, aveva ragione Carolus Duran, à moi Velazquez», scriveva Boldini all’amico Cristiano Banti nel settembre del 1889 dopo aver visitato il Prado, testimoniando così il suo interesse per la pittura del grande ritrattista spagnolo. Rimasto sempre nella collezione dell’artista, il dipinto è giunto a Ferrara nel 1934 assieme al primo nucleo di opere donate da Emilia Cardona.

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